Cinema di evasione

Cinema di evasione

Perché tifiamo sempre per gli evasi? Se lo chiedeva Gianni Amelio, riscoprendo un film di culto con Clint Eastwood, ora reperibile in streaming. Vi riproponiamo la sua storia, originariamente pubblicata su FilmTv n° 48/2006.

Sono stato in galera una volta, ad Alcatraz, con visita guidata. Da quando il famigerato penitenziario non è più in funzione, si entra e si esce che è un piacere, per la modica cifra di trenta dollari a testa, compreso il trasporto in motoscafo. Perché, come si sa, Alcatraz è un’isoletta più piccola dell’Asinara e il mare serve da barriera come in ogni carcere di massima sicurezza. Quale sicurezza? Non è il cinema che ha inventato la fuga da una cella tre metri per due, semmai il contrario. Da sempre nei titoli di testa dei film sulle grandi evasioni, c’è scritto: ispirato a un fatto vero. Il nostro cicerone comunque era molto più interessato a elencare i titoli delle pellicole girate sul posto che non la vita quotidiana dei detenuti. Forse immaginava che quella l’avevamo già appresa dal cinema ed era dunque più che attendibile. In questo corridoio – ci teneva a sottolineare – è passato tra due guardie Clint Eastwood nudo come lo fece sua madre nel film di Don Siegel Fuga da Alcatraz. Aggiungendo “based on a true story”, tanto che a qualcuno di noi venne da pensare: quel carcere l’avranno chiuso perché fatiscente o perché se ne andavano tutti? Il luogo è sinistro proprio come appare sullo schermo. E nonostante ci fossi entrato di mia volontà anch’io non vedevo l’ora di tornare dall’altra parte della costa e godermi l’aria di San Francisco. Là dentro ebbi la conferma di qualcosa che sapevo e m’inquietava: come mai al cinema tifiamo sempre per gli evasi? Perché stendiamo un velo di noncuranza sulle loro malefatte e li guardiamo come campioni di una gara talmente difficile che quando riesce scatena per forza l’applauso? Ancora deve nascere, secondo me, lo spettatore che fa il tifo per i sorveglianti e non per i reclusi. L’idea di potersi trovare al loro posto basta da sola a gelare il sangue. Utile finché si vuole alla società, il carcere fa più paura alle persone oneste che ai delinquenti incalliti. E persino una fortezza vuota come Alcatraz ti mostra il volto ambivalente della natura umana. Nel tunnel scavato a mani nude entriamo davvero al posto degli assassini, anche se nella vita di tutti i giorni siamo incapaci di far male a una mosca. Don Siegel era, per indole e competenza, il regista ideale per raccontarci l’impresa di Frank Morris e degli altri due compagni che la notte dell’11 giugno 1962 evasero dal carcere più blindato del mondo. Aveva, come si dice, dei precedenti: un film degli anni ’50 che andrebbe recuperato e del quale ho un ricordo fortissimo. Si chiama Rivolta al blocco 11 e racconta in un aspro bianco e nero la rabbia di un gruppo di detenuti che si ribellano alle condizioni disumane a cui sono sottoposti. La vicenda questa volta non era presa da un fatto vero, ma fu copiata pari pari qualche anno dopo da autentici detenuti nel carcere di Attica. New York. Scambi necessari tra cinema e vita.

Gianni Amelio

Link utili:
Fuga da Alcatraz in streaming
La filmografia di Don Siegel disponibile in streaming

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