Ritratto di famiglia – Intervista a Daniele Luchetti

Ritratto di famiglia – Intervista a Daniele Luchetti

Nel mese di ottobre del 2013, mentre stava preparando il suo ritorno in teatro dopo 22 anni, con uno spettacolo tratto dal film La scuola, Daniele Luchetti era anche in sala con il film Anni felici, che parlava della sua famiglia negli anni ’70. Questo film ora arriva in streaming e ve lo raccontiamo riproponendo l’intervista al regista che abbiamo realizzato all’epoca, pubblicata su FilmTv n° 40/2013.

Anni felici chiude con la frase di prammatica che «ogni riferimento a fatti e persone ecc.», ma si sente la passione dell’autobiografia. E poi c’è quel ragazzino con l’occhio incollato alla cinepresa. 
Vero, la mia famiglia è il punto di partenza: quel papà scultore è mio padre Luca, il nonno pittore è il genitore di mio padre, Romeo. Sono autentici anche i sentimenti che animano i protagonisti. Quello che autentico non è, bensì è distorsione della realtà, sono i fatti, gli eventi in cui li ho collocati, funzionali a raccontare emozioni che erano tipiche di quegli anni.

Il titolo di lavorazione era Storia metaforica della mia famiglia
I personaggi sono maschere. È come se avessi fatto loro indossare quelle della Commedia dell’arte, trasformandoli in stereotipi. In questo modo mi allontanavo sempre di più dalla storia reale della mia famiglia, che diventava mitologia. Ma questa distanza mi ha anche convinto a cambiare titolo.

Anni felici in che senso? 
Erano anni atroci: gli adulti litigavano in continuazione, si facevano del male. Soffrivano. Però erano anche felici nel senso che vivevano intensamente, con coraggio. Felicità è cercare di soddisfare le proprie aspirazioni. Anche la sofferenza, gli errori fanno parte di quel sentirsi vivi.

Da molto tempo racconta famiglie. Come mai solo oggi è approdato alla sua? 
È da una quindicina d’anni che raccolgo appunti. Perché oggi sono diventati un film? Me lo sono chiesto anch’io. Forse perché ho l’età che aveva mio padre quando è morto. Questo lavoro è la chiusura di un cerchio.

Quanto assomiglia a suo papà Kim Rossi Stuart? 
Molto. Kim è come io ricordo mio padre: avvolto in un’aura di fascino e calore, ma anche tormentato, ombroso, timido. Convinto e soddisfatto del proprio carisma, ma contemporaneamente frustrato dal fatto che non era amato per la ragione che più gli premeva, la sua arte.

Micaela Ramazzotti nel ruolo della madre (infelice, solare, alla ricerca di una propria dimensione): non è “già vista”? 
Ho temuto il confronto con La prima cosa bella. Ma è un’attrice straordinaria. Ho fatto provini a tutte le più brave della sua generazione: non c’è stato nulla da fare, lei era perfetta. Calda e dura, stella polare per la sua famiglia, eppure allo sbando. È impressionante come illumini lo schermo. Così alla fine ho dimenticato le paure e scelto la migliore.

Che ha detto sua madre? 
Ha molto apprezzato. Salvo poi porsi il problema di cosa avrebbe pensato la gente che non sa distinguere il vero dal falso.

Nel gioco di realtà/finzione del suo film, quanto c’è di vero nell’episodio in cui Dario, cioè lei ragazzino, “debutta” in pubblicità, vendendo a un’azienda il filmino che ha fatto su un loro prodotto? 
È falso, ma con basi di verità. Da ragazzino facevo piccoli film che incuriosivano e interessavano gli amici pubblicitari di mio padre, quasi più della sua arte. E lui aveva un atteggiamento ambivalente: orgoglioso e invidioso. Il suo era un lavoro di nicchia e solitario, per nulla commerciale, il mio vendibile e remunerativo. È vero, invece, che avevo una nonna molto critica nelle sue osservazioni, ma in modo affettuoso, non negativa come nel film. Per dire: nei suoi ultimi anni la sua capacità di giudizio è stata un caposaldo per il mio cinema (le facevo leggere i libri che pensavo potessero essere buoni spunti per film). Insomma, sentimenti reali e cronaca inventata, come dicevo all’inizio.

È presente, molto ben delineato, il mondo delle avanguardie artistiche romane degli anni 70. 
Un ambiente che conoscevo benissimo, anche se lo vivevo da quattordicenne, non mi importava niente di mostre, spettacoli sperimentali, film d’arte. Mi ci portavano ma mi mettevo in un angolo a leggere i fumetti. Ho conosciuto tanti artisti, che erano spesso a casa nostra: Pino Pascali, Marcello Avenali, Giulio Paolini, De Dominicis, Pistoletto… Alcuni allora abbastanza famosi, poi quasi dimenticati e ora nuovamente riscoperti. Nel film c’è un omaggio anche a loro.

Adriana Marmiroli

Filmografia di Daniele Luchetti disponibile in streaming:
[1988] Domani accadrà
[1990] La settimana della Sfinge
[1991] Il portaborse
[1992] Arriva la bufera
[1995] La scuola
[1998] I piccoli maestri
[2003] Dillo con parole mie
[2007] Mio fratello è figlio unico
[2010] La nostra vita
[2013] Anni felici
[2015] Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente
[2018] Io sono Tempesta
[2019] Momenti di trascurabile felicità

(foto di Emanuela Scarpa)

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