Opera prima e opera unica

Opera prima e opera unica

 Il primo luglio 1899 nasceva Charles Laughton, indimenticabile interprete di tanti film tra gli anni 30 e 50, come Lo spettro di Canterville, La Taverna della Giamaica, Spartacus, Testimone d’accusa. Nella sua filmografia un’unica, definitiva, regia, che vi presentiamo con un articolo di Gianni Amelio, pubblicato su FilmTv n° 49/2003.

Simon Callow, biografo di Charles Laughton, racconta come a Hollywood si meravigliarono molto quando il grande attore scelse per il salto nella regia un soggetto bello ma ostico come The Night of the Hunter. Gli esperti del settore consigliano infatti per l’opera prima una certa prudenza, di non azzardare più di tanto perché un passo falso, all’inizio del cammino, può essere fatale. Non so come si regolino i debuttanti di oggi. Forse li muove una sana baldanza, o forse aspettano anni per giocare la carta più sicura. Ci siamo passati un po’ tutti… Quando feci il mio primo film (quello per le sale, dove si staccano i biglietti alla cassa) io ne avevo già fatti altri cinque o sei per la televisione. Negli anni ’70 non si lavorava ancora in funzione degli spot pubblicitari, e col piccolo schermo ti facevi le ossa e prendevi fiato. Charles Laughton era già un eccelso attore di teatro e di cinema quando volle dirigere La morte corre sul fiume. E dovettero sembrargli garanzie anche commerciali il successo del libro omonimo, la sceneggiatura di James Agee (che pare fosse lunga il doppio del normale ma molto bella) e l’attore protagonista Robert Mitchum. Le due attrici invece il neoregista le scelse per stima e per affetto, specie la mirabile Lillian Gish che era stata la musa del suo idolo David W. Griffith. Ma la verità era che questo film Laughton l’avrebbe fatto a tutti i costi, anche se un mago gli avesse detto in anticipo come sarebbe andata a finire, che cioè la United Artists lo avrebbe distribuito (come puntualmente fece) in un doppio programma per le matinée dei bambini, insieme a un western di serie Z. l mercanti senza volerlo ci azzeccarono: La morte corre sul fiume è una favola nera, di quelle che ci raccontavano una volta davanti al fuoco e che ci piacevano tanto, anche se non ci facevano dormire la notte. In testa al secondo capitolo del suo romanzo Davis Grubb mette infatti un esergo che è tutto un programma: «Scappa, piccino, scappa che arriva l’orco…». E la fuga dei fratellini inseguiti dal falso predicatore (assassino della loro mamma) per recuperare i soldi nascosti in una bambola è già di per sé un incubo. Perché allora il pubblico lo rifiutò? Perché il film, nonostante la trama, non è né semplice né rassicurante. Ha un doppio o triplo fondo dove si nascondono cose per niente adatte ai minori (e all’America puritana). Pur dicendosi debitore del maestro di lntolerance, Laughton scava nelle sue ossessioni personali e se ne spaventa lui per primo. Perciò scappa dal realismo e trova sfogo in uno stile visionario dove l’orrore si anestetizza nella bellezza. Film singolare, anzi unico. Non opera prima.

Gianni Amelio

Link utili:
La morte corre sul fiume in streaming
La filmografia di Charles Laughton disponibile in streaming

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