Metafora al volante

Metafora al volante

Dopo una manciata di film amatoriali e un cortometraggio, un giovane regista americano (non ha ancora trent’anni) esordisce nel lungometraggio, anche se è “solo” un film per la televisione. Il suo nome è Steven Spielberg e quel film d’esordio è ancora potente, soprattutto per la metafora sul cinema che rappresenta. Ve la raccontiamo con un articolo di Gianni Amelio pubblicato su FilmTv n° 20/2004.

Chi s’imbatte nella pubblicità televisiva sa che uno spot su cinque è dedicato alle automobili. Sa anche che le macchine della pubblicità viaggiano sempre su strade sgombre, lisce, deserte. Non incrociano altri veicoli, non c’è un mezzo che tenti di sorpassarle: sono fatte per correre, non per arrivare da qualche parte (e si presume che, non essendoci intralci, non serva nemmeno la patente). Invece il cinema, ogni volta che ha potuto, si è giustamente vendicato: ingorghi, incidenti e killer in autostop hanno creato un sottogenere, dove la strada è lastricata di incubi e l’automobile è un abitacolo di guai. Il regista ragazzino Steven Spielberg e il navigato soggettista Richard Matheson fecero nel ’71 un piccolo film televisivo che girò il mondo e suscitò una certa impressione. Credo di sapere perché riuscì così bene: perché Spielberg e Matheson erano americani. Fossero nati dalle nostre parti, una volta venutagli l’idea si sarebbero subito domandati: e che vuoi dire? C’è un uomo che viaggia nella sua macchina e c’è un camion nero che lo tallona e lo perseguita, gioca al gatto e al topo con la chiara intenzione di farlo sbandare e morire. Non c’è ragione perché gli dia addosso o forse sì (il camion ha i vetri scuri, la faccia del guidatore non si vede mai), e il malcapitato automobilista non è sottoposto solo a una partita fisica feroce, ma deve fare i conti con un paio di interrogativi niente male: chi è quel pazzo e perché ce l’ha con me… Noi avremmo risposto subito: non ha importanza perché il camion è una Metafora, un Senso Di Colpa a quattro ruote, anzi dobbiamo fare in modo che questo concetto sia ben chiaro e che la storia, i fatti, siano un semplice pretesto: non vorremmo mica far credere che quel duello stradale possa accadere sul serio… Nutriti per fortuna di un altro cinema (forse di cinema e basta) invece Matheson e Spielberg si preoccupano intanto di dare corpo al racconto, per cui “a una prima lettura” qualunque spettatore può seguire la storia con il fiato sospeso. In un secondo momento (magari quando è già uscito dalla sala) nessuno gli impedirà di riflettere, come fece Moravia, che «l’autotreno omicida è il simbolo della civiltà meccanica che ci opprime, è la violenza bruta che ci minaccia, è tutto ciò che è materiale, insensibile, stupido e feroce, è il Male». Giusto, ma gli autori si sono innanzitutto adoperati a narrare e non a scriversi addosso il “minifilm” per i giornali. Strano comunque che nel volumone Horror Films (prefazione di Terence Fisher) Spielberg abbia un posto per Lo squalo e non per questo Duel sull’asfalto.

Gianni Amelio

Link utili:
Duel in streaming
La filmografia di Steven Spielberg disponibile in streaming

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