« Quel fascino indiscreto dell’HORROR » – Intervista a Antonio Tentori

« Quel fascino indiscreto dell’HORROR » – Intervista a Antonio Tentori

Dario Argento negli ultimi anni è stato al centro di controversie che hanno messo in dubbio il suo status di autore e di maestro del cinema thriller e horror nel panorama italiano. Nel 2014 per anticipare i quarant’anni di Profondo rosso pubblicavamo una monografia speciale a lui interamente dedicata. Oggi cogliamo l’occasione dell’arrivo di Phenomena nel catalogo RaiPlay per parlare ancora del regista romano con un’intervista ad Antonio Tentori, scrittore e sceneggiatore, pubblicata appunto originariamente su Lost Highway n° 4.

Cominciamo dalla fine: Dracula e Macbeth. Come mai inizi così tardi a collaborare con Dario Argento? 
Conosco Dario Argento dal 1986 e da allora ho iniziato a frequentarlo. Nel corso del tempo l’ho intervistato per libri e riviste a cui collaboravo e ho partecipato con lui a incontri, presentazioni, festival e rassegne. Mi sono proposto a Dario come sceneggiatore un paio di volte, ma per vari motivi non se n’è fatto nulla. È chiaro che mi avrebbe fatto piacere lavorare prima insieme a lui, ma in ogni caso tenevo di più alla sua amicizia che a una eventuale collaborazione. Poi è arrivato il progetto di Dracula.

Dracula è il ritorno al gotico, a una tipologia di horror che in Italia sembrava dimenticata. Come nasce un’idea così in controtendenza? 
L’idea di Dracula nasce a livello produttivo dalla volontà di fondere tre elementi, le tre “D” di Dracula, di Dario Argento e del 3D. Da parte sua Dario si è dichiaratamente ispirato a un Dracula classico, in costume, che richiama i film della Hammer (ma per certi versi anche il Nosferatu di Herzog) e prende spunto dal romanzo di Bram Stoker. Il Dracula di Argento restituisce il Conte al suo mito, con la sua crudeltà, la sua sanguinarietà e il suo animo tormentato. In totale antitesi ai vampiri sdolcinati della serie Twilight.

Come giudichi il risultato finale di Dracula
Sono molto soddisfatto, Dracula è il film che immaginavo mentre scrivevo. La sceneggiatura scritta da Dario, Stefano Piani e da me ha richiesto circa un anno di lavoro e svariate stesure fino a quella definitiva. Qualcosa, in corso d’opera, è stato eliminato, altre idee e situazioni narrative sono state aggiunte. Pur mantenendoci piuttosto fedeli al testo originale di Stoker, ci siamo presi diverse libertà, inserendo personaggi nuovi e togliendo la parte relativa a Londra. Abbiamo poi citato il racconto di Stoker L’ospite di Dracula, che in un primo momento avrebbe dovuto far parte del romanzo, ma poi è stato stralciato. Direi che il film nel suo insieme rispetta fedelmente la sceneggiatura. E la mia soddisfazione più grande è stata quella di assistere alla proiezione al festival di Cannes.

Si è soliti pensare che la sceneggiatura, in un film di Dario Argento, sia elemento marginale. 
Si tratta di un’opinione errata. Argento (che ha iniziato a lavorare nel cinema proprio come sceneggiatore) tiene in particolare considerazione la sceneggiatura e la segue mentre gira. Poi è naturale che ci siano tagli o cambiamenti, ma questo accade in tutti i film. Per tornare a Dracula l’idea, tra l’altro di Dario, che il Conte abbia il potere di trasformarsi in svariati animali è stata mantenuta e trasposta sullo schermo. E questo si può estendere a molte altre idee e snodi narrativi presenti nella storia.

Facciamo un passo indietro: quando hai incontrato per la prima volta Dario Argento? 
Il nostro primo incontro risale al 1982, alla prima di Tenebre. Eravamo al cinema Empire di Roma, stracolmo di pubblico, e Dario era insieme a Daria Nicolodi. Ero molto giovane e molto emozionato. Mi sono avvicinato per stringergli la mano e dirgli che ero suo fan. Ricordo che fu molto gentile in quei brevissimi istanti. Il film fu accolto da un boato di applausi e la serata per me è rimasta memorabile. Poi ci siamo rivisti quattro anni dopo in Campidoglio, dove Dario era intervenuto per la consegna di un premio.

Quanto ha influito la lezione argentiana degli esordi sulle successive generazioni di registi thriller e horror italiani? 
L’influenza del cinema di Dario Argento nel thriller e nell’horror italiano (ma anche nell’ambito dei due  generi a livello internazionale) è stata ed è tuttora fondamentale. Molti autori italiani e stranieri si sono direttamente ispirati al suo cinema, anche se diversi di loro possedevano un proprio stile e un proprio linguaggio personale. Ciò non toglie che, soprattutto nel thriller italiano degli anni 70, i primi film di Argento rimangono di un’importanza basilare.

Negli ultimi anni, però, i film di Argento sono stati bocciati dalla stragrande maggioranza della critica. 
Sono un cultore del cinema di Argento e per me ogni suo nuovo film rappresenta un evento. Mi sono piaciuti sia Il cartaio sia Giallo, anche se tra gli ultimi preferisco Jenifer e Pelts della serie Masters of Horror e La terza madre. Ritengo comunque che in ogni film di Argento, compresi quelli meno riusciti, ci sia sempre più di un’idea di grande cinema, dal punto di vista strettamente tecnico o per l’inconfondibile visionarietà dell’autore. Personalmente credo che la critica italiana, fatte rare eccezioni, non abbia mai veramente compreso l’opera di Argento, probabilmente perché il suo è un cinema che oltrepassa i generi e sfugge alle definizioni.

Quale strada dovrebbe percorrere un autore come Argento, da adesso in poi? 
Penso che Argento abbia sempre seguito la stessa strada, a partire da L’uccello dalle piume di cristallo. Un proprio percorso d’autore che la critica più illuminata, come quella francese o americana, ha saputo individuare e capire, come dimostrano i ripetuti omaggi che sono stati tributati al suo cinema. Qualunque sia il prossimo progetto, Argento rimarrà fedele al suo stile, alla sua poetica, al suo linguaggio espressivo. Al suo cinema.

Avete in programma di collaborare ancora? 
Magari! Ne sarei felice e onorato.

Claudio Bartolini

Filmografia di Dario Argento disponibile in streaming:
[1970] L’uccello dalle piume di cristallo
[1971] Il gatto a nove code
[1971] 4 mosche di velluto grigio
[1973] Le cinque giornate
[1975] Profondo rosso
[1977] Suspiria
[1980] Inferno
[1982] Tenebre
[1985] Phenomena
[1987] Opera
[1990] Il gatto nero, episodio di Due occhi diabolici
[1993] Trauma
[1996] La sindrome di Stendhal
[1998] Il fantasma dell’Opera
[2001] Non ho sonno
[2004] Il cartaio
[2007] La terza madre
[2009] Giallo
[2012] Dracula 3D

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