The Good Fight

The Good Fight

È iniziata da poco su TIMVision la terza stagione di The Good Fight. Per chi non l’avesse mai vista è facile recuperarla tutta, dalla prima puntata della prima stagione. Chi l’ha già vista saprà già perché non è solo un qualsiasi procedurale come tutti gli altri, e probabilmente concorderà con la recensione della seconda stagione, qui riproposta e originariamente pubblicata su Film Tv n° 39/2018.

Ricordate quando Trump ha annunciato di voler portare cinque capre (“goats”) al summit europeo del G8? Forse voleva twittare goals, “obiettivi”, ma chi può dirlo. Nel frattempo i democratici hanno attaccato in forze, l’internet ha scatenato i meme, il leader repubblicano Paul Ryan ha dichiarato ufficialmente che il presidente degli Stati Uniti ha tutto il diritto di portare capre dove gli pare e quando gli pare. Quando è successo? È accaduto davvero o era un’allucinazione? Quanti di voi hanno appena cercato i dettagli di questa storia su Google? Il modo in cui i media elaborano traumi collettivi e cambiamenti epocali segue spesso vie imperscrutabili, e necessita, per una disamina pacata e intelligente, di un po’ di distanza, anche temporale, dall’evento. Oppure, se siete gli straordinari sceneggiatori di The Good Fight, potete gettarvi nella mischia (appunto) e prendere di petto la questione: com’è l’America di Donald Trump, oggi, non troppo tempo dopo lo shock delle elezioni 2016, in particolare per un pugno d’avvocati progressisti di Chicago abituato a lavorare tra le rassicuranti mura dei fatti e della legge (eventualmente anche manipolandoli, se necessario)?

La seconda stagione di The Good Fight trova un’esilarante risposta nella parabola di Diane Lockhart: che, a differenza di altri, non ha assorbito bene il colpo e, dopo una lunga vita di indomite battaglie personali e professionali, sta mollando gli ormeggi. In particolare, con l’abitudine di assumere allucinogeni a piccole dosi: parrebbe una scelta lontanissima dal personaggio, eppure si sposa alla perfezione con il contesto narrativo e con una realtà (la nostra) i cui contorni di verosimiglianza si fanno sempre più labili, e indistinguibili. The Good Fight gioca sulla stessa confusione tra verità e incubo onirico, pescando senza remore dagli argomenti dell’attualità più scottante e, nel frattempo, divertendosi un mondo: come quando i protagonisti mettono le mani su (quello che potrebbe essere) un noto video riguardante The Donald, prostitute russe e piogge dorate, e lo fissano attoniti su uno schermo di computer che li illumina come la valigetta di Pulp Fiction (Diane ne approfitta per aggiornare il celebre detto marxiano: «La storia si ripete: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, la terza come porno»). La serie ha la sfrontatezza di mettere in scena l’ipotetica preparazione di un processo di impeachment a un millimetro dal complotto per un colpo di stato, si infila con coraggio nelle più sottili controversie del #MeToo, spiega meglio di tanti articoli i pericoli di affidarsi ciecamente a un algoritmo, o come funziona Facebook e perché le sue tecniche di micro-targeting inquinano ogni nostra prospettiva. Non fa sconti a nessuno, coltivando una legittima furia per lo stato delle cose e nello stesso tempo mettendocene in guardia, e trova la rappresentazione perfetta di questa nostra quotidiana surrealtà contemporanea. Soprattutto, ci restituisce qualcosa che ultimamente ci manca come l’ossigeno: la complessità del mondo, il contesto, le contraddizioni. Se pensate sia solo un procedurale giudiziario: guardate meglio.

Alice Cucchetti

Link utili:
The Good Fight – Stagione 1 in streaming
The Good Fight – Stagione 2 in streaming
The Good Fight – Stagione 3 in streaming

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