Certain Women

Certain Women

Nel cinema americano indipendente contemporaneo, Kelly Reichardt è fra le autrici più acclamate. Non ama i riflettori, sostiene di non guadagnare granché con il lavoro di regista, e infatti la sua occupazione più redditizia è quella di insegnante di college. Nelle sue opere sfoglia racconti di outsider (spesso) in viaggio, con stile realistico, rigoroso e minimale, sprofondandoli in scenari naturali vividi, incombenti, cruciali. E attira l’attenzione del pubblico dei festival, della critica. L’esordio River of Grass (1994), ambientato nelle Everglades della Florida, la rivela agli spettatori del Sundance ed è seguito da Ode (1999), da un racconto di Herman Raucher. Dal 2006, con Old Joy, comincia la collaborazione in fase di scrittura (tutt’ora in corso) con Jonathan Raymond e una produzione cronologicamente più fitta. Poi il sodalizio con Michelle Williams: sia per Wendy and Lucy sia per Meek’s Cutoff si diffondono rumors su una candidatura all’Oscar per l’attrice; in Night Moves Reichardt assolda Jesse Eisenberg, Dakota Fanning e Peter Sarsgaard ed è ormai ufficialmente una cineasta affermata. Tranne che in Italia, dove neanche un suo titolo è stato a oggi distribuito. (Alice Cucchetti, FilmTv n° 49/2014)

Dal 2014 la situazione non è molto cambiata: ne potete recuperare solo due in streaming. Oggi vi presentiamo quello più recente, che la distribuzione in sala ha ignorato nonostante i nomi di Michelle Williams, Laura Dern, Kristen Stewart. La recensione di Ilaria Feole è stata pubblicata su FilmTv n° 15/2017.

La raccolta di racconti da cui è tratto Certain Women si intitola Both Ways Is the Only Way I Want It, ossia “in entrambi i modi, è l’unico modo in cui lo voglio”: un rovello contraddittorio da cui traspare la miscela di ostinazione e frustrazione che anima le protagoniste del film di Kelly Reichardt. Che dal volume di Maile Meloy preleva tre storie (ma quattro donne: con un significativo cambio di sesso, è fra due ragazze la relazione irrisolta dell’ultimo segmento) e non percorre sentieri già tracciati per allacciarle in lungometraggio: Certain Women non è corale, le vicende sono labilmente legate fra loro, hanno durate variabili (dai soli 20 minuti del secondo episodio ai quasi 60 dell’ultimo) e sono giustapposte come se sfociassero spontaneamente una dentro l’altra. Lo scenario è quello delle pianure del Montana, fotografate in una tavolozza terrea e sulfurea: Laura Dern, avvocato di provincia, indica il suo maglione all’amante: «è come una pesca!», «si chiama grigio talpa» risponde lui. Quella sfumatura di colore le resta incollata addosso – mentre affronta un caso di infortunio per un cliente lagnoso e forse squilibrato – e poi scivola attraverso il film, nelle rocce di arenaria che il personaggio di Michelle Williams, moglie e madre insoddisfatta, vuole acquistare per farne la propria casa, e ancora nei maglioni sgraziati che l’aspirante avvocato di Kristen Stewart si infila per un ingaggio che le costa un pendolarismo folle (quattro ore di auto all’andata, quattro al ritorno). Microcosmi femminili che si aprono e si richiudono senza che (quasi) nulla sia cambiato: quattro donne diverse, in diversi modi alle prese con la legge (due di loro la esercitano) e col concetto di proprietà (le pietre sono un’eredità “rubata”), come in un sequel ideale di Meek’s Cutoff: là le pioniere che facevano la Frontiera, qui le loro discendenti, a contrattare il proprio posto nel (non più Nuovo) mondo. Reichardt, anche montatrice e quindi autrice materiale delle suture irregolari fra i lacerti narrativi, ha come sempre il dono di trattare i rovelli interiori alla stessa stregua dello scenario fisico in cui i personaggi si muovono. Rabbia e desiderio, impastati nella grana di un 16 mm ottundente, si fanno materici, sbalzati nel paesaggio come un bassorilievo.

Ilaria Feole

Link utili:
Certain Women di Kelly Reichardt in streaming
La filmografia di Kelly Reichardt in streaming

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