Cuore al Massimo

Cuore al Massimo

Per chi ha nostalgia di Massimo Troisi purtroppo la proposta in streaming è ancora incompleta. Recente acquisizione del catalogo di Infinity, però, è Scusate il ritardo. Ricordiamolo, allora, dedicandogli un ritratto pubblicato su FilmTv n° 21/2009, proprio oggi, quattro giugno, a distanza di venticinque anni dalla morte.

Il ricordo di Massimo Troisi, scomparso nel 1994, individua immediatamente e inevitabilmente l’inizio e la fine di un percorso nel suo folgorante esordio, Ricomincio da tre, e nello struggente addio di Il postino. Non perché siano il primo e l’ultimo film dell’attore-regista, ma perché le due opere nella loro apparente totale diversità sono in qualche modo legate. Quella irripetibile miscela linguistico-gestuale-espressiva che nel 1981 irruppe prepotentemente nel cinema italiano negando la napoletanità per reinventarla, rifiutando i cliché per rielaborarli e diventando un punto di riferimento imprescindibile per come ha messo in cortocircuito tradizione e modernità, racchiudeva già tutta la filosofia, l’atteggiamento culturale, lo sguardo obliquo, la rielaborazione dei modelli dialettali di Troisi che avrebbero trovato poi nel film di Michael Radford la dolente, definitiva consacrazione per il sapore di epigrafe concettuale e di testamento artistico che ha assunto per la prematura morte di Troisi prima che uscisse. Riletto retrospettivamente porta forse i segni premonitori di un artista (e di un uomo) consapevole che – con l’uso particolare del corpo, la gestualità, le pause, i tic, l’afasia significante, il ribaltamento dei tempi comici tradizionali – stava definendo un nuovo modello di comicità e che il dirompente personaggio di Gaetano con le sue fughe senza emigrare da Napoli, il suo vagabondaggio esistenziale, i suoi monologhi, le sue riflessioni ad alta voce, poteva diventare il suo alter ego schermico. Destinato però a proseguire il suo cammino da solo per incontrare alla fine Mario Ruoppolo, postino di Neruda, poeta autodidatta, che sogna di emigrare e di sottrarsi al destino di pescatore al quale la piccola isola dove vive lo ha condannato. A differenza di altri affiatati binomi comici fisiologicamente estintisi spesso per incompatibilità caratteriali, quello formato da Troisi con Lello Arena ha avuto vita breve al cinema (dopo il lungo rodaggio teatrale) per motivi che prescindono da problemi strettamente artistici o da attriti umani. La coppia, fulcro drammaturgico di Ricomincio da tre, che ha regalato sketch e gag indimenticabili, dopo l’exploit del film sembrava destinata a durare a lungo. E invece dopo Scusate il ritardo, Massimo attore-regista, autore totale ha voluto proseguire da solo, si è quasi lasciato guidare da un percorso già tracciato, considerando la condivisione di un’esperienza con un partner come un ostacolo. Infatti, dopo aver provato con successo a far coesistere le sue caratteristiche con quelle di Benigni in Non ci resta che piangere, nei successivi Le vie del Signore sono finite Pensavo fosse amore invece era un calesse ha sperimentato partner femminili che però erano funzionali alle implicazioni sentimentali delle storie. Né si può dire che il Philippe Noiret del Postino abbia la funzione narrativa strutturale di una coppia, anzi Neruda è l’interlocutore/antagonista/mèntore di Mario e accompagna la solipsistica dimensione di Massimo. Se «il cinema è la morte al lavoro» come diceva Cocteau, Troisi coautore a tutti gli effetti dell’adattamento del romanzo del cileno Antonio Skármeta, ha estremizzato il concetto in senso fisico e materiale. Massimo ha dato l’addio al cinema e alla vita autorappresentando il progressivo e implacabile avanzamento della malattia. L’attore-regista volle fare a tutti i costi il film e affrontò l’ultima avventura sul set con il cuore cresciuto a dismisura per l’anomalia ma anche gonfio di tanta voglia di lanciare/lasciare al mondo un messaggio poetico. La storia dell’amicizia particolare tra un umile possibile pescatore e il grande poeta cileno Neruda nell’Italia degli anni 50 diventa l’iniziazione alla poesia e all’impegno politico. Il postino porta i segni tangibili dello sforzo sovrumano di un artista costretto a ricorrere spesso alla controfigura, della fatica e del sacrificio di un autore che ha forzato il romanzo cambiandone il finale con inquietante lucidità premonitrice e facendo quasi coincidere la morte fittizia del protagonista con la propria reale (morì alla fine delle riprese). Una presenza struggente e commovente quella di Massimo, che ha scolpito nelle inquadrature il suo volto emaciato e tirato, dolce e pieno di entusiasmo di comunicare, ma che non riesce a nascondere la stanchezza e la sofferenza, un volto “eduardiano”. E con il grande drammaturgo l’ultimo Troisi condivideva la capacità di esprimere una filosofia artistica e una visione del mondo con le pause, i silenzi, la voce strascicata, le parole smozzicate. La sua performance nel Postino è diventata un gesto estremo: ha sacrificato il suo corpo, il suo cuore, la sua vita per ribadire la natura sostanzialmente dolente, cupa, malinconica della sua comicità.

Alberto Castellano

Filmografia di Massimo Troisi disponibile in streaming:
[1981] Ricomincio da tre
[1983] Scusate il ritardo
[1984] Non ci resta che piangere
[1987] Le vie del Signore sono finite
[1991] Pensavo fosse amore… invece era un calesse
[1994] Il postino

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