Amer

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Come “strilla” la locandina ufficiale, Quentin Tarantino lo ha definito “uno dei migliori horror visti negli ultimi anni”. O, nel caso della distribuzione italiana, non visto. Non è mai arrivato in sala, infatti, ma lo abbiamo recuperato per le nostre segnalazioni di film invisibili. Hélène Cattet e Bruno Forzani sono una coppia di registi francesi cinefili e rielaborano, sin dal corto Catharsis (2001), le forme di quello che internazionalmente è conosciuto come giallo all’italiana. Qui vi parliamo di Amer, il loro primo lungometraggio, con una recensione pubblicata su FilmTv n° 30/2014.

Andata e ritorno di Ana nel suo incubo privato. Tre tappe: infanzia, adolescenza, età adulta. Un luogo: la casa dove è cresciuta e in cui ripiega a distanza di anni, rendendo onore al proprio nome palindromo. Un decennio: gli anni 70, età dell’oro del thriller italiano, territorio simbolico evocato come contenitore e srotolato in un’esperienza di visione tattile, sensoriale, soltanto apparentemente compilativa. I due registi inventariano il genere e ne citano gli snodi simbolici primari, le figure archetipiche, le opere chiave. In colonna sonora ci sono Nicolai (La coda dello scorpione), Cipriani (La polizia chiede aiuto) e Morricone (La tarantola dal ventre nero). Le citazioni sono decine e spaziano da Chi l’ha vista morire? (soggettiva dietro la veletta) a 4 mosche di velluto grigio e L’etrusco uccide ancora (scaglie di vetro riflettenti e deformanti i volti), da Tutti i colori del buio (deliri percettivi in fotografia a intensi colori primari) a Una lucertola con la pelle di donna (slittamento dal piano razionale all’erotismo onirico a bordo di un treno), da La casa dalle finestre che ridono (soggettiva da dietro le imposte di una casa in rovina) a Lo strano vizio della signora Wardh (frammenti di vetro sulla pelle come vettore di dolore e piacere). La grammatica è del tutto derivativa, con primissimi piani sugli occhi, rapidi zoom in avanti e soggettive in movimento a saldare un legame linguistico con un cinema evocato anche attraverso omaggi divertiti (la fotografia di Edwige Fenech appesa a una parete). Attenzione, però, a non interpretare Amer come sterile film compilation, contenitore inerte realizzato da esegeti. Si tratta piuttosto della sintesi teorica di un genere consapevolmente condotto alle estreme conseguenze dei suoi presupposti. Elevando a potenza l’assunto del nostrano thriller, secondo il quale la messa in scena si impossessa della narrazione, i registi aboliscono quest’ultima definitivamente, scarnificando la drammaturgia e annullando i dialoghi, a beneficio di un film-suggestione configurato come trip visuale e scandito da alterazioni psichiche su base erotica, traumatica e feticistica che l’immagine, unico vettore rimasto, riflette e veicola. Gli occhi in primo piano guardano in macchina, chiamandoci a un maturo distacco analitico. Non resta che accettare il loro invito.

Claudio Bartolini

Link utili:
Amer di Hélèn Cattet, Bruno Forzani in streaming
La filmografia di Cattet/Forzani in streaming

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