Intervista a John Carroll Lynch

Intervista a John Carroll Lynch

Caratterista di classe, John Carroll Lynch ha recitato per i Coen (Fargo), Fincher (Zodiac), Scorsese (Shutter Island) e molti altri. Dopo 25 anni da attore, esordisce dietro la macchina da presa con Lucky


La domanda nasce spontanea: come mai solo ora?

Volevo dirigere un film da molto tempo, di solito quando si ha una carriera come la mia si esordisce con la regia di un episodio della serie tv in cui si recita, ma a me non è capitato. Così quando gli sceneggiatori Logan Sparks e Drago Sumonja mi hanno proposto Lucky, ho accettato. Conoscevano Harry Dean Stanton da anni e avevano scritto pensando a lui, il film non sarebbe esistito senza: anche il ritmo è modellato su Stanton. Ci tenevano che fosse un attore a dirigere: il senso del film passa dal dialogo, e cercavano qualcuno che non avesse paura di enfatizzare le performance. L’ho fatto, ho lasciato che gli interpreti mi sorprendessero, Harry più di tutti.


In Lucky si parla molto di realismo: è importante per te come regista?

Credo che il realismo sia artificiale quanto l’impressionismo e qualsiasi altro -ismo. Una cosa però è certa: se lavori con Harry Dean Stanton, ti conviene avere la verità come guida, altrimenti non andrai da nessuna parte.


In un piccolo ruolo c’è anche David Lynch: come è stato dirigerlo?

Lynch è stato suggerito da Harry: gli abbiamo mandato il copione e lui ha subito accettato, dicendo che avrebbe fatto qualsiasi cosa per Harry. Nonostante fosse nel pieno della post-produzione della terza stagione di Twin Peaks, è riuscito a trovare due giorni ed è arrivato preparato, serissimo nel suo ruolo di attore: prendeva appunti, faceva domande, era molto rispettoso della sedia del regista. È stata una gioia lavorare con lui.


Una curiosità per lo spettatore italiano: è sorprendente sentire uno dei personaggi esclamare, in un bar nel bel mezzo dell’Arizona, «Nu cazz!»…

Ira Steven Behr, uno dei produttori del film, è cresciuto nel Bronx in mezzo agli italoamericani e quell’esclamazione proviene da una persona che conosceva all’epoca. È stato divertente alla prima del film a Locarno, con tanti spettatori italiani, sentirli esplodere a ridere!

di Ilaria Feole


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