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Principessa guerriera – intervista a Lucy Lawless

Principessa guerriera – intervista a Lucy Lawless

Lucy Lawless, l’indimenticabile protagonista di Xena – Principessa guerriera, ha attraversato molte serie epiche o fantastiche come Battlestar Galactica e Spartacus, fino agli horror Salem e Ash vs Evil Dead, ora conclusa e interamente disponibile su Infinity.

Ospite del Comicon di Napoli, ha sfoggiato con noi un meraviglioso sense of humour, a partire dalla collaborazione di lunga data con Sam Raimi: «Di solito Sam “cucina” per noi, me e mio marito (il produttore Robert Tapert, ndr), ma questa volta l’abbiamo lasciato dirigere, abbiamo pensato che avrebbe fatto bene alla sua carriera!».

Ash vs Evil Dead è la serie più gore che ha mai fatto: è divertente come sembra?

Mi coprono di sangue e interiora in tutto ciò che faccio, fin da Xena, e più invecchio e più mi imbrattano… Ma questa è stata la prima volta che mi hanno coperto di vomito, è stato davvero speciale, forse il punto più alto della mia carriera! Vi svelerò un segreto: il vomito di demone profuma di coca cola!

Recentemente ha partecipato anche a un’altra serie horror, Salem: in cosa le vede diverse?

Salem è molto drammatica e cerca una sua bellezza mentre Ash vs Evil Dead è assolutamente non seria e molto volgare, anzi, credo che abbiamo fatto della volgarità una virtù!

Com’è stato il set, in particolare lavorare con Bruce Campbell?

Bruce è come un fratello e Dana DeLorenzo è una comica divertentissima. E poi è così italiana che qui a Napoli tutte le ragazze mi sembrano sua sorella…

È soddisfatta del finale di Ash vs Evil Dead?

Credo che il network avrebbe dovuto darci altre due stagioni: questa serie è un evergreen, che rimane divertente nel tempo e con un seguito di culto. Avrà successo sulle piattaforme streaming. Riguardo il finale sono molto soddisfatta per il mio personaggio.

Con Xena lei è stata un modello di donna forte avanti sui tempi. Come si sente ora che Hollywood l’ha finalmente raggiunta?

Ovviamente credo sia grandioso, ma anche che queste cose vengano decise per i soldi: hanno finalmente capito che c’è un mercato interessato. Quando scrivi un eroe che viene interpretato da una donna, puoi dargli quella qualità indefinibile che gli conferisce forza e non ne diminuisce l’eroismo: le tette!

Ha avuto spesso il ruolo della donna guerriera: ha mai avuto paura del typecasting?

No, ma avrei dovuto. Però è pur sempre una fortuna avere questo tipo di problema.

Recentemente si è cimentata in parti più drammatiche, come in Top of the Lake o The Code, è la sua nuova direzione?

Ho amato lavorare con Jane Campion, credo sia una persona molto bella, forte e davvero gentile, inoltre è una vera artista a cui non interessano i soldi. A questo punto della mia carriera sento di volere ruoli più crudi e reali e poi mi piace usare il mio accento australiano. È divertente cambiare accento, ma è comunque uno strato di artificio e ora come artista voglio rivelarmi, togliermi di dosso il costume e magari anche il trucco. Vorrei interpretare personaggi che mi sono più vicini, sto lavorando a un progetto crime perché mi piace andare a vedere processi nel mio tempo libero, lo faccio da anni.

di Andrea Fornasiero

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