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Tutti i colori del giallo

Tutti i colori del giallo

Con il successo di La ragazza nella nebbia e l’uscita in libreria di Il cinema giallo – Thriller italiano, facciamo il punto su un genere che ha fatto la storia della nostra cinematografia, intervistandone due protagonisti.

Se vuoi capire davvero l’anima segreta di un paese, di un popolo, di una cultura, vai a vedere i gialli che produce. Quelli per cui maggiormente si appassiona. Quelli in cui si identifica e si ritrova. In Italia, per esempio, il reato più diffuso in tutti i gialli sia letterari sia cinematografici realizzati negli anni 30 (cioè nel decennio in cui il genere viene importato e riadattato ai dettami autarchici del regime fascista) non è l’omicidio ma il furto. Come dire: l’attentato alla proprietà viene avvertito e affabulato come più grave dell’attentato alla vita. Il che la dice lunga sulle ossessioni proprietarie di una piccola borghesia arricchita che ritiene la “roba” e l’accumulo di ricchezza le uniche vere ragioni di vita.

Negli anni 60 e 70, invece, sulla scia di quel grandissimo scrittore che fu Giorgio Scerbanenco (l’unico ad aver capito davvero il prezzo pagato dall’Italia e in particolare da una città come Milano per accedere alla modernità), il giallo italiano si barcamena fra sadismo ed erotismo, e controbilancia le efferate pulsioni di morte con altrettanto intense sollecitazioni oniriche e amorose, tra i paperini e le lucertole di Fulci e i Cani arrabbiati di Bava.

E oggi? Dopo essere esploso sugli scaffali delle librerie (il giallo-nero è da tempo il genere più venduto dal punto di vista editoriale), il giallo è arrivato e spopola da tempo anche sugli schermi: quelli della tv (Il commissario Montalbano, I delitti del BarLume, e così via…) e quelli del cinema (La ragazza del lago di Molaioli, La ragazza nella nebbia di Carrisi). Probabilmente non c’è tra i vari titoli messi in cantiere un fil rouge, o un denominatore comune che consenta di parlare di giallo italiano in modo analogo a come si parla – poniamo – di giallo scandinavo o iberico. E tuttavia, pur nella diversità degli approcci e dei toni, alcuni elementi recursivi sono abbastanza evidenti: l’attenzione alla dimensione mediatica delle inchieste (forse per riflesso della spettacolarizzazione attuata dalla cosiddetta tv del dolore), la presenza di investigatori che combattono quasi sempre, prima di tutto, contro i loro demoni interiori, l’emergere di una società civile che il più delle volte non è migliore dei mostri a cui dà la caccia e che condanna per ripulirsi la coscienza.

Al di là degli esiti più o meno convincenti dei singoli titoli, anche il giallo italiano contemporaneo conferma la capacità del genere di essere il sismografo più attento e attendibile delle paure nascoste e delle pulsioni segrete della società coeva.

di Gianni Canova 

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