“Tredici”: la serie evento che svela l’atrocità del bullismo fra gli adolescenti

“Tredici”: la serie evento che svela l’atrocità del bullismo fra gli adolescenti

Sapete cosa significa il termine “bullismo“? “…atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate spec. in ambienti scolastici o giovanili.” ci risponde la Treccani.

Quante volte avete sentito parlare di “bullismo” negli ultimi anni? Qui vi rispondo io, sempre di più!

Eppure il “bullismo” esiste da sempre, soprattutto fra gli adolescenti, soprattutto all’interno delle scuole medie e superiori, soprattutto verso i ragazzi e le ragazze più fragili che vengono presi di mira dai più “forti”, o insicuri?, o semplicemente dai più furbi, subendo una violenza non solo fisica, ma anche psicologica, che li segnerà per sempre.

Sicuramente lo sviluppo del web ha portato anche a nuove forme di bullismo sempre più pericolose, la spettacolarizzazione della vita propria e altrui sui social network, la facile diffusione di video e foto, l’opinione pubblica sempre più influenzata da quello che viene condiviso su facebook, twitter, instagram e così via, hanno reso più facile e più sadico giocare con le vittime, umiliarle ed emarginarle.

Spesso fino al punto del non ritorno, che coincide con l’autolesionismo o, ancora peggio, col suicidio degli adolescenti bullizzati.

Un argomento forte al quale, chi non lo conosce, spesso non è abbastanza sensibile. Così a darci un’idea di quello che significa essere vittima di “bullismo” ci ha pensato “Tredici“, la bellissima e atrocemente reale serie tv di Netlflix basata sull’omonimo romanzo di Jay Ashe.

Ammetto che quando l’ho vista, tutta in un fiato, “Tredici” mi ha lasciato non solo orrendamente sconvolta per la veridicità dei fatti narrati, ma anche arrabbiata con me stessa, perché certe realtà non le conoscevo, o non le notavo, o piuttosto preferivo non rendermene conto.

E invece la storia di Hannah Baker (alias Katherine Langford), suicida vittima di tante diverse forme di bullismo, che racconta nelle 13 audiocassette lasciate dopo la morte al compagno Clay Jensen (alias Dylan Minnette), è la storia di tanti adolescenti che per vergogna, paura del giudizio altrui o di non essere creduti dai genitori, scelgono di togliersi la vita per smettere di soffrire.

E così dopo aver visto “Tredici” mi si è aperto un mondo, come se qualcuno mi avesse tolto un velo dagli occhi facendomi vedere la realtà per quello che è, fino agli angoli più bui, quelli che spesso, visto che non ci appartengono, preferiamo non notare.

Guardandomi indietro mi sono accorta che il tema del bullismo, sebbene non in forma così diretta, chiara, e realista, era stato affrontato anche da altre serie per adolescenti: basti pensare a “Pretty Little Liars“, la storia di un gruppo di amiche vittime di stalking, o “Diario di una nerd superstar“, che racconta il duro tentativo di integrazione a scuola da parte di un’adolescente, o ancora al più leggero “Gossip Girl“, dove fra superficialità e apparenza il bullismo viene quasi visto come se fosse la normale quotidianità.

Non mancano anche film sull’argomento, di cui ho fatto incetta dopo aver finito “Tredici, come “Basta guardare il cielo” di Peter Chelsom, o il bellissimo “Billy Elliot“, dove il sogno di diventare ballerino del protagonista viene visto come una cosa da “femminucce”, o “A Girl Like Her“, la storia di una ragazza vittima di “bullismo” che tenta il suicidio, o ancora il recente “Nerve“, dedicato al tema dei giochi online che prende ispirazione dall’atroce fenomeno della “Blue Whale”.

Vi lascio con una frase di Hanna Baker, tratta dal romanzo di Jay Ashe:

Sai solo quello che succede nella tua vita, non in quella degli altri. E quando danneggi una parte della vita di qualcuno, non danneggi solo quella parte. Purtroppo non puoi essere preciso e selettivo. Quando danneggi una parte della vita di qualcuno, stai danneggiando tutta la sua vita. Tutto…influenza tutto.

Ricordiamocelo, sempre.

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