Da Checco Zalone a Fantozzi, quale commedia italiana vi fa davvero ridere di pancia?

Da Checco Zalone a Fantozzi, quale commedia italiana vi fa davvero ridere di pancia?

Cari cineamatori, qual è il vostro film comico preferito? Quello che vi fa più ridere in assoluto, ma di quelle belle risate liberatorie, stile goccioloni e male ai fianchi?

Io ci ho pensato, e ripensato, e ripensato e ho deciso di farvi una confidenza: per me al cinema ridere di pancia è davvero difficile!

Così mentre nelle sale si preannuncia l’arrivo del nuovo film di Checco Zalone, quello di “Cado dalle nubi” (2009), “Che bella giornata” (2011), “Sole a catinelle” (2013) e “Quo Vado” (2016), io con nostalgia faccio un salto all’indietro alla ricerca di un film che ancora oggi, ripensandolo, mi strappi un sorriso.

Prima di Zalone, sulla cresta dell’onda c’erano Aldo, Giovanni e Giacomo, con “Tre uomini e una gamba” (1997), “Chiedimi se sono felice” (2000) o “Tu la conosci Claudia” (20014), che a “Mai dire Goal” fra i sardi, i bulgari e gli svizzeri mi facevano davvero crepare, ma al cinema purtroppo quella comicità esilarante non riuscivo a scovarla.

Prima ancora erano i tempi delle commedie sentimentali di Pieraccioni che, ammetto, da ragazzina innamorata dell’amore mi facevano sempre sognare, credo di aver rivisto “Il Ciclone” al cinema almeno 3 volte!!!

Ma ancora per me davvero nessuna risata fragorosa.

Allora mi guardo ancora più indietro ed ecco che compare il primo Verdone con “Bianco, Rosso e Verdone” (1981) e subito il sorriso mi esce spontaneo, insomma come si può diversamente reagire ripensando ai dialoghi di Furio e Magda?

Continuando a ritroso è tutto un crescendo da Celentano nel “Bisbetico domato” e in “Innamorato Pazzo“, da bambina continuavo a sperare che lo scuolabus lo guidasse Barnaba, al Pozzetto di “Il ragazzo di Campagna” o “7 kg in 7 giorni“, sarà che io sono sempre a dieta ma lo trovo esilarante!

E se vado ancora indietro… ecco, finalmente ora ci sono: nulla mi ha mai fatto ridere come Fantozzi!

Beh forse sarò scontata, ma alcune scene di “Fantozzi” (1975), “Il secondo tragico Fantozzi” (1976), “Fantozzi contro tutti”  (1980) o ancora “Fantozzi va in pensione” (1988), “Fantozzi alla riscossa” (1990), o “Fantozzi in paradiso” (1993), sono diventante dei veri e propri cult.

Una comicità che oggi purtroppo non trovo più, che giocava con sull’inadeguatezza genuina dell’italiano medio, fra meschinità e bontà d’animo, equivoci e surrealismo, in un mix che rende alcuni passaggi dei film Fantozziani fra più esilaranti della commedia italiana.

D’altronde già la voce narrante del primissimo film della saga preannunciava risate senza contegno:

Per arrivare a timbrare il cartellino d’entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi, sedici anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane! Tutto è calcolato sul filo dei secondi: cinque secondi per riprendere conoscenza, quattro secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie, più sei per chiedersi – come sempre senza risposta – cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico. Tre secondi per bere il maledetto caffè della signora Pina – tremila gradi Fahrenheit! –, dagli otto ai dieci secondi per stemperare la lingua rovente sotto il rubinetto […], due secondi e mezzo per il bacino a sua figlia Mariangela, caffellatte con pettinata incorporata, spazzolata dentifricio mentolato su sapore caffè, provocante funzioni fisiologiche che può così espletare nel tempo di valore europeo di sei secondi netti. Ha ancora un patrimonio di tre minuti per vestirsi e correre alla fermata del suo autobus che passa alle 8:01. Tutto questo naturalmente salvo tragici imprevisti… 

Ecco ora sì che sto ridendo così tanto che mi fa male la pancia! 😊

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