“Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è o nuost!”, Gomorra è tornata!

“Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è o nuost!”, Gomorra è tornata!

Cari cinematori, ci siamo: Gomorra è tornata!!!! Non so voi, ma io non stavo nella pelle!

Il finale della seconda stagione, fra Ciro l’immortale che uccide Pietro Savastano, Genny che architetta tutto mentre diventa padre e Scianell, ma quanto è brava Cristina Donadio?, che finisce in galera, mi ha lasciato così tanti interrogativi che mi chiedo: dove ci porteranno ora gli sceneggiatori? Sicura ovviamente, che qualsiasi direzione prenda la serie, sarà come sempre quella giusta!

E poi assieme a Gomorra mi mancava anche la buona fiction italiana, quella che ogni tanto ci fa conoscere all’estero, quella scritta e interpretata bene, quella con attori del calibro di Marco D’Amore il cui personaggio cambia ed evolve assieme alla storia. Perché diciamocelo: dopo la morte della figlia, Ciro vorrà davvero essere ancora l’immortale?

Non è da meno Genny, alias Salvatore Esposito, che da innocente e spensierato non solo è diventato un killer senza anima, ma addirittura quando ci si mette è più stratega del padre tanto da organizzarne l’omicidio!

E che ne sarà di Patrizia? Prima reticente verso il clan dello zio e poi all’improvviso talmente dentro da diventare la donna di Pietro?

E potrei continuare per ore ad elencare uno per uno i personaggi principali e di contorno, le loro evoluzioni e la bravura degli attori che li interpretano.

Ma la vera domanda che mi faccio ora è: come ho fatto a sopportare l’attesa della III stagione di Gomorra? Beh, un aiutino me lo ha dato Suburra, la serie di Netflix su Mafia Capitale, prequel dell’omonimo film, diretta dal grande Michele Placido.

Anche Suburra è un bell’esempio di fiction italiana riuscitissima: 10 episodi da divorare, io li ho visti tutti in 3 giorni!, con personaggi costruiti perfettamente.

C’è Numero 8, alias Alessandro Borghi, irruento ed istintivo in perenne lotta con la famiglia e col mondo, c’è Spadino, alias Giacomo Ferrara, fratello del boss del clan zingaro degli Anacleti che trattiene la sua omosessualità e poi c’è Lele, ragazzo faccia d’angelo che nasconde però traffici loschi molto più grandi di lui.

E prima di Gomorra? Beh, prima di Gomorra per me c’era Romanzo Criminale, uno dei principali esempi di buona fiction italiana che, basandosi sull’omonimo film di Michele Placido, narra le vicende di un gruppo di criminali fra il 1977 e il 1992 ispirandosi ai personaggi della banda della Magliana.

Ma bando alle ciance e via alla III stagione di Gomorra “Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è o nuost!

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