Stranger Things: i punti di forza e i punti deboli della seconda stagione della serie cult Netflix

Stranger Things: i punti di forza e i punti deboli della seconda stagione della serie cult Netflix

Inauguriamo il blog di Filmamo con un articolo in cui saranno elencati i punti di forza e quelli un po’ più deboli che hanno contraddistinto la seconda e attesissima stagione di Stranger Things, la serie tv Netflix che dopo il folgorante successo della prima annata è tornata con altri 9 episodi inediti sul catalogo del servizio video on demand venerdì 27 ottobre.


I punti di forza di Stranger Things 2

Quando Stranger Things fece la sua comparsa su Netflix con la prima stagione poco meno di un anno e mezzo fa nessuno si aspettava che di lì a poco sarebbe diventata una serie fenomeno. Le ambientazioni anni ’80, le molteplici citazioni di film d’intrattenimento di quel periodo (da I Goonies a E.T., passando per La Cosa di Carpenter fino ad arrivare ai romanzi di Stephen King) e una storia che sapeva amalgamare bene il classico coming-of-age alla Stand By Me con elementi misteriosi e soprannaturali, hanno letteralmente conquistato migliaia di fan in giro per il mondo, tanto da annoverare Stranger Things come una serie cult dopo pochissimo tempo. Il merito principale, va detto, è quello dei Fratelli Duffer, Matt e Ross, i creatori della serie che nella seconda stagione hanno saputo ricreare perfettamente quell’immaginario magico e al contempo affascinante che solo i mitici ’80 hanno saputo regalare ad un’intera generazione.

Ma Stranger Things non vive solo e soltanto di citazionismo e nostalgia dei tempi che furono. No, niente affatto. Tra le cose positive della seconda stagione c’è da rimarcare l’importanza dei personaggi che compongono la serie e gli attori che li interpretano. A differenza della prima stagione, nella seconda c’è molta più coralità. Da un certo punto della stagione in poi, i “nostri” si uniscono per sconfiggere i mostri del Sottosopra che sono tornati a minacciare la cittadina di Hawkins ed è qui che la serie dà il meglio di sé. Winona Ryder si conferma ancora una volta come uno dei personaggi più riusciti dell’intera serie, al pari del figlio Will (Noah Schnapp) che in questa stagione, con un minutaggio più ampio rispetto ad un anno fa, è il perno centrale della storia. Più spazio anche per Jim Hopper (David Harbour) che nei primi episodi lo vediamo vestire i panni di ‘protettore’ di Undici. Pensandoci bene, un altro punto di forza della seconda stagione sono i legami di coppia – a volte teneri, altre volte ironici – che si instaurano tra i vari personaggi della serie. Non solo Hopper e Unidici, ma anche quelli tra Lucas e Max (new entry della stagione), tra Nancy e Jonathan e l’improbabile e divertentissima accoppiata composta tra Dustin e Steve. A proposito di Dustin: ma quanto è bravo Gaten Matarazzo?

Ma c’è una new entry in questa seconda stagione che spicca più degli altri. Si tratta dell’attore Sean Astin, l’indimenticato Mikey Walsh de I Goonies, proprio uno di quei film, come sottolineato prima, da cui Stranger Things ha tratto ispirazione per la creazione delle ambientazioni della serie. Sean Astin interpreta il ruolo di Bob, il nuovo fidanzato di Joyce Byers. Ogni sua entrata in scena è perfettamente azzeccata e il personaggio si rivela da subito una carta vincente giocata dai fratelli Duffer.


I punti di debolezza di Stranger Things 2

La seconda stagione della serie Netflix, però, porta con sé anche qualche nota fuori posto. Il ritorno a Hawkins perde inevitabilmente un po’ di quella magia che aveva contraddistinto il primo anno avendo già perfetta familiarità con gli scenari e il tipo di personaggi. In più i primi 2-3 episodi faticano ad ingranare e a portarci nel cuore degli eventi della nuova stagione. Alcuni passaggi girano a vuoto, con qualche problema in fase di scrittura. Può darsi che i Duffer abbiano scritto e girato molto materiale con cui poi si sono dovuti inevitabilmente scontrare per restare nei ranghi dell’ora di episodio.

A proposito di episodi, il settimo della seconda stagione è quello che ha suscitato un buzz mediatico più elevato rispetto ai restanti. La critica che molti hanno mosso è quella di portare l’attenzione da tutt’altra parte rispetto a quanto accade in quel momento nella cittadina di Hawkins, chiedendosi il perché di questa mossa da parte dei Duffer. Che la ‘gita’ di Undici a New York alla ricerca del suo passato che la porterà a conoscere sua sorella sia soltanto il preludio ad un ipotetico spin-off della serie? In questo caso l’operazione avrebbe una giustificazione plausibile. In caso contrario possiamo dire senza tanti giri di parole come il settimo episodio sia uno dei meno riusciti delle due stagioni.

Al contrario di quanto detto con l’azzeccato inserimento nella storia del personaggio di Sean Astin, non possiamo certamente dire altrettanto per altre due new entry: Maxine “Max” Mayfield (Sadie Sink) e il fratellastro Billy Hargrove (Dacre Montgomery). Al termine della stagione il loro arrivo a Hawkins rimane ancora del tutto misterioso. Chi sono? Perché si sono trasferiti a Hawkins? Perché Billy deve prestare particolarmente attenzione alla vita della sorellastra? Domande che ancora non hanno una risposta e che dovranno per forza di cose trovarla nel corso della terza stagione (non ancora confermata da Netflix, ma certa di vedere la luce).


A cura della redazione di www.intrattenimento.eu

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*